STORIE IN BIANCONERO - GENERAZIONI BIANCONERE: I “NITTI” BACIGALUPO
- Ufficio Stampa Lavagnese

- 5 giorni fa
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Lo rivedremo in campo nella prossima stagione, sperando in un pieno recupero dal grave infortunio al ginocchio patito nella gara con il Celle Varazze. Il centrocampista Andrea Bacigalupo, rientrato nella “Beiga” dopo una fugace apparizione nel 2016-17, doveva essere un punto fermo dello schieramento di Ranieri, sia per l’esperienza maturata in quasi dieci anni di serie D, sia per la sua “lavagnesità” (il tratto distintivo di chi, da residente come Romanengo, indossa la divisa bianconera), ma anche per il suo… DNA. La sua famiglia infatti ha avuto a che fare in diverse epoche con il club cittadino…..
Il nonno, il celebre “Nitto u sarto”, all’anagrafe Antonio (nato nel 1921), non era particolarmente avvezzo alle questioni di campo, ma si trovò a dover difendere il bene pubblico di Lavagna durante i consigli comunali, nei quali partecipò all’interno di diverse giunte. E l’Unione e lo stadio erano senz’altro meritevoli di attenzione.

Tracce negli archivi della società gli attribuiscono un incarico di economo nella stagione 1959-60, ma fu qualche anno dopo che venne coinvolto dall’ambiente bianconero, grazie all’amicizia con dirigenti come Giuseppe Pianello. Si prodigò ad esempio per cercare un successore di Gerolamo Pietra alla carica di presidente, e lo trovò nella persona di Pier Luigi Gaviglio, in un periodo in cui la società navigava in grame acque (1974). La Lavagnese ebbe effettivamente una reazione e riuscì a risanarsi e a riconquistare nel giro di due anni la Promozione.
Per “Nitto” fu un successo dietro alle quinte e probabilmente questo prodigarsi maturò in lui la convinzione che il figlio Claudio (nato nel 1959) potesse coltivare la sua sana passione nel campo sportivo vicino al laboratorio di sartoria, lontano da distrazioni che la scuola sconsigliava. Entrato nel vivaio a sei anni, Claudio, anch’egli soprannominato “Nitto”, fece tutta la trafila ed esordì in Prima Squadra nel campionato 1977-78, restando in bianconero consecutivamente per nove stagioni (190 presenze, 11 reti).

“Mister” Enrico Scotto lo provò ventenne in piena emergenza come libero moderno, non solo in grado di farsi rispettare nelle mischie in area, grazie al dinamismo e all’altezza, ma pure capace di impostare da dietro. Fu comunque come elegante mezzala di piede destro (“ma calciavo anche con il sinistro”, sottolinea), che si mise in luce gli anni successivi nel centrocampo guidato da Tullio Semenza, “il compagno più completo con Spinelli con cui abbia giocato e l’unico… a cui mister Rota permetteva due-tre tirate di sigaretta tra un tempo e l’altro…”. Anni difficili per il club, in cui ogni singolo investimento andava ponderato, ma che restano ancora impressi in Claudio e nei tifosi di mezza età per il legame che si era instaurato tra giocatori e gruppo dirigenziale.

Chiusa la carriera con Rapallo Ruentes, Cavese, Cap S. Salvatore e Sestieri (“un revival con Semenza, Ottonello e Piaggio”, dice), Claudio intraprese una lunga attività di allenatore, cominciata nel 1992 con la Cogornese e terminata al momento con le panchine di Framura e S. Maria del Taro.
Nato il figlio Andrea il 9 gennaio 1997, fu quasi naturale accompagnarlo a provare con il calcio. Ed il ragazzo, fatte le giovanili con Virtus Entella e Sampdoria, ha dimostrato nelle molte squadre in cui ha militato (Viareggio, Savona, Chieti, Vado, Ligorna) la propria duttilità nei compiti di centrocampo e… di brillare particolarmente negli incroci con la Lavagnese. Apprezzato uomo di spogliatoio, il terzo dei “Nitti” ha ricevuto spesso l’invito dei suoi allenatori in procinto di cambiare panchina (tra cui Masi, Tabbiani, Grandoni e Roselli) a seguirlo nei nuovi clubs. Un patrimonio insomma che la Lavagna bianconera vuole riabbracciare ed aspetta riemerga con tutte le sue potenzialità dal prossimo campionato.

Articolo, interviste e foto a cura di Gianluigi Raffo




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