STORIE IN BIANCONERO - IL PERSONAGGIO: GIANPAOLO RENON
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Rapido e reattivo a dispetto del suo metro e novanta, Gianpaolo Renon è ancora oggi considerato uno dei migliori portieri della Lavagnese e protagonista di un periodo memorabile della sua storia.
Nato a Genova il 18 settembre 1970, cresce nel settore giovanile della Levante C. Nel 1989 entra in pianta stabile in Prima Squadra: il G.S. Pegliese Rostkafè (che da Levante C ha cambiato denominazione e diventerà poi solo Pegliese) lo vede crescere di partita in partita tra C.N.D. ed Eccellenza, fino a diventare un elemento imprescindibile per l’ossatura della squadra. Nel 1995 è all’apice: sotto la guida di Roberto Baretto (in tre annate stimato tecnico a Lavagna), è grande protagonista della stagione che porta i “marinai” ad un soffio dal ritorno nel C.N.D.

L’anno dopo è la Lavagnese di Aldo Scatizzi, detta “dei genovesi”, a richiederlo in prestito durante un torneo estivo a sette riservato a società iscritte alla F.I.G.C., la Coppa del Sindaco di Genova. Con l’aiuto delle sue parate, l’Unione, guidata per l’occasione da Mauro Della Bianchina ed ancora scossa dall’incredibile retrocessione in Promozione per le penalizzazioni dovute al “caso Tumminia”, vince agevolmente la manifestazione, superando 2-0 la F.S. Sestrese nella finale di Molassana Cà de Rissi.
E’ solo un antipasto di ciò che avverrà due anni dopo. Gli impegni lavorativi portano Renon, che nel frattempo ha indossato anche le maglie di Grassorutese e Pontedecimo, a Carasco. Stefano Compagnoni si è già insediato al timone della Lavagnese, fiuta il colpo e spinge il collaboratore Ferrari ad avvicinare il portierone genovese per farlo diventare bianconero. La missione va in porto, il progetto del “pres” è d’altronde ambizioso: Renon risulterà uno dei tasselli-chiave della rosa che risalirà la china fino alla Serie A dei dilettanti. Inseritosi velocemente nel gruppo squadra (“ricordo volentieri Paolino Scalzi, Livellara, Rei, ma anche Mariano e Bellodi…”), apprezza le premure della dirigenza anche rispetto alla sua quotidianità di pendolare. Instaura con Giovanni Costa, il portiere titolare e relegato ora a secondo, un ottimo rapporto (“tra noi portieri c’è comprensione, siamo tutti un po’ matti…” dice scherzosamente), e soprattutto si pone sotto l’ala protettiva di Ermes Paterlini, il preparatore dei portieri, che ne lima i difetti e lo rende più completo. Colpo d’occhio e senso della posizione migliorano, “mister” Mariani, che ha a disposizione un roaster invidiabile (“gente come Venuti e Scalzi non c’entrava nulla con quelle categorie” afferma), lo consacra baluardo della difesa monstre. Quasi insormontabile sulle palle alte, subisce solo 15 reti nella prima stagione di Prima Categoria, 17 nella seconda in Promozione (900’ di imbattibilità) e 14 nella terza in Eccellenza (806’ di imbattibilità).

Sbarca in Serie D (2002-03) con un curriculum di tutto rispetto ed anche lì fa vedere di che pasta è fatto.

Dopo un girone di andata positivo, resta poi condizionato dal calo di forma della squadra, beccandosi una squalifica di quattro giornate dopo la burrascosa gara con la Sanremese, aperta con un erroraccio e chiusa in un mare di rabbia: “Pareggiarono nel recupero, Calabria continuò a giocare con Venuti a terra e si conquistò il rigore del 2-2. Persi la testa e me la presi con alcuni di loro e con l’arbitro…”.

In piena emergenza portieri (Pasquali viene espulso nel match successivo), la Lavagnese rispolvera l’eterno Costa, ma sancisce il traguardo della salvezza con nuovamente Renon tra i pali nella trasferta-thrilling di Fucecchio, passata dai tifosi al telefono in attesa di notizie positive da Massa.
Gianpaolo chiude con quella stagione, dopo 118 gare e 80 reti subite (e ben 66 clean sheets!), la sua avventura alla Lavagnese. Passa al Busalla per un anno, poi si ritira dal calcio giocato, dando priorità agli impegni aziendali.
Una figura quindi di spicco nella ultracentenaria storia bianconera, che detiene un curioso record con il fedele compagno Costa, quello di portiere ad aver calcato il “Riboli” sia in terra battuta che in sintetico. Dalla tuta ai calzoncini, sempre a difendere i pali dell’Unione: “con i campi in terra dovevi proteggerti, spesso arrivavi ai provini in condizioni disagiate… ma non sempre era uno svantaggio. Prima del 2002, molte squadre avevano già il sintetico” dice “e trovavano difficoltà a fare risultato a Lavagna, dove comunque il fondo era sabbioso e attutiva meglio l’impatto con il terreno”.
Articolo, interviste e foto a cura di Gianluigi Raffo




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