STORIE IN BIANCONERO - L’AVVERSARIA DI TURNO: IL GOZZANO
- 1 apr
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Ultracentenario come l’Unione, il Gozzano versione 2025-26 si è ormai meritato la nomea di “ammazzagrandi”, dopo la vittoria casalinga sul Varese (3-1) e quelle in trasferta su Vado (2-1), Ligorna (1-0) e Sestri Levante (1-0). Ciononostante, la classifica non pone ancora in tranquillità i cusiani, che domani avranno di fronte una Lavagnese delusa dal terribile secondo tempo di sabato, ma ancora pronta a giocarsi le restanti chances di salvezza. Le tredici sfide fin qui disputate, tutte in Serie D e a partire dal 2012, computano un bilancio nettamente favorevole ai bianconeri con 7 successi a uno, ma gli ultimi tre match sono sempre finiti in parità.

Allo stadio novarese “D’Albertis”, intitolato da qualche anno all’ex presidente Allesina, artefice della storica promozione in C nel 2018, invece l’Unione ha un ruolino di marcia invidiabile con tre pareggi e tre vittorie.
Di queste ultime resta indimenticabile il 2-1 del 7 marzo 2021 in piena pandemia, contro una squadra imbattuta da 17 giornate, in testa alla classifica con 50 punti, sospinta dalle reti di Sylla ed Allegretti (14 reti a testa) e guidata in panchina da una “vecchia conoscenza” come Antonio Soda, ex mister della Sanremese durante i playoff 2003-04.
L’animo in casa Lavagnese, dopo quattro sconfitte e un nuovo cambio in panchina (Cristiano Masitto sostituì Vincenzo Ranieri, già subentrato a Gianni Nucera) anche all’epoca non era dei migliori: il tredicesimo posto metteva nello specchietto retrovisore la zona playout e i bianconeri non potevano chiedere neanche il conforto dei tifosi, tenuti alla larga dagli stadi e dal divieto di spostamento tra regioni.

Condizioni ambientali al limite della coercizione, con delegazione bianconera ridotta al minimo (la Lega consentiva la trasferta di 35 tesserati al massimo, atleti compresi), spalti vuoti, solo qualche giornalista ed operatore tv e tre supporters di casa ad agitare un vessillo in un varco ricavato oltre le recinzioni. Meno male che nella desolazione ci pensarono le telecamere di Sportitalia a trasmettere l’incontro in diretta sul territorio nazionale, portando un po’ di notorietà alla “Beiga” e alle gesta dei suoi ragazzi, scesi in campo con un’inedita maglia nera con maniche bianche stile Arsenal. Masitto, confortato dall’esito negativo dei tamponi, recuperava Rossini e Luca Oneto in difesa e contava sull’estro di D’Orsi, Bei e Buongiorno per creare qualche grattacapo alla difesa di casa.

Pronti e via e subito il Gozzano, in divisa verde e con il baby (ora in Premier League) Kayode sugli esterni, passò in vantaggio grazie ad uno spunto di Allegretti concluso con un sinistro dal limite imparabile per Boschini. La Lavagnese comunque non si scompose, cominciò a giocare e trovò il modo di avanzare il proprio baricentro, pareggiando al 37’ al termine di una bella combinazione Bei-Romanengo: il ventenne “Bacci”, bucando a sinistra la linea dei difensori del Gozzano, fece secco Vagge da pochi passi. Nella ripresa i piemontesi operarono un forcing serrato, senza tuttavia fiaccare la resistenza dei bianconeri che colpirono un palo con un diagonale di Buongiorno. Era il segnale che si poteva osare qualcosa di più e che la squadra aveva preso coraggio. Proprio il centravanti, quando il pari pareva il risultato più probabile (92’), raccolse in area un suggerimento di Tripoli e sferrò un fendente che si insaccò sotto la traversa. L’Unione aveva compiuto l’impresa: l’immagine del numero 7 bianconero festante dopo lo 0-1 venne riproposta a fine collegamento e squarciò la domenica di isolamento surreale dei lavagnesi rimasti davanti al teleschermo. Masitto aveva tracciato la strada verso la salvezza: “vogliamo giocarcela alla pari con tutti e lo abbiamo dimostrato”, mentre il mister dei rossoblù Soda ammise: “non l’abbiamo chiusa e loro sono rinvenuti perché sono un’ottima squadra”.
Il Gozzano, sconfitto anche all’andata al “Riboli” (la Lavagnese fu l’unica a sottrargli sei punti su sei), avrebbe comunque vinto il campionato, pur rinunciando l’anno successivo ad iscriversi alla Serie C.


Articolo, interviste e foto a cura di Gianluigi Raffo




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